Dante Alighieri Eventi Culturali

Ciclo Lecturae Dantis

26 /10/2012

Scritto da Società Dante Alighieri

Canto XXIII del Purgatorio

Circolo della Stampa - C.so Venezia 48 - ore 17.00

A cura del Dott. Silvano Ciprandi Presidente del Comitato di Milano della Società Dante Alighieri

 


 

ll canto XXIII, insieme al successivo XXIV, tratta del peccato di gola e allo stesso tempo rievoca la gioventù di Dante, richiamata attraverso la figura di un amico di allora, Forese Donati: amico, ma anche rivale nella famosa tenzone in sonetti, nella quale Dante coinvolge anche la figura della moglie di Forese, Nella; figura delicatissima da porre tra le grandi figure femminili della Divina Commedia per l’innocenza, la bontà e soprattutto per il senso di dolore e di sacrificio che va oltre la morte. Il canto XXIII del Purgatorio è comunque un canto estremamente composito che, basandosi sulla “poesia del ricordo” tocca temi diversi, che tuttavia trovano una loro unità proprio sul filo rievocativo delle memorie di gioventù del Poeta. Sentiremo perciò parlare del traviamento giovanile di Dante, del suo sentimento di amicizia per Forese, dell’esaltazione della pudicizia e devozione coniugale, del malcostume delle donne fiorentine contro le quali, per bocca di Forese, egli scaglia la sua famosa invettiva e profetizza una punizione divina.
Ma al di là di questi aspetti, giustamente posti in rilievo dai commentatori, è interessante cercare di comprendere le ragioni psicologiche che hanno indotto il Poeta ad esaltare l’amicizia per Forese; amicizia che sembrerebbe peraltro fuori discussione, anche se, forse, ritrovata successivamente se si dà per vera l’ostilità sorta tra i due all’epoca della tenzone. Prova di tale ostilità sarebbero appunto i sonetti che compongono la ricordata tenzone, con i quali Dante e Forese si scambiano bassi epiteti ed insulti e nei quali il Poeta non manca di coinvolgere Nella, la moglie di Forese, dipingendola come donna insoddisfatta del marito.
La narrazione dell’incontro tra il Poeta e Forese si presta anche ad una osservazione di carattere stilistico per l’abilità con cui Dante rende vivace il dialogo con l’amico, intessendolo di reciproche domande che non ottengono risposte. Seguendo infatti i due interlocutori ciascuno il filo dl proprio pensiero, viene altresì resa l’idea della sorpresa di un incontro inaspettato e l’ardente desiderio di reciproca conoscenza.

 

Illustrazione della pittrice Emma Mazza "Questa favilla tutta mi raccese/mia conoscenza a la cangiata labbia,/ e ravvisai la faccia di Forese"

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